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Corteo kurdi 11/2/17 ore 14
CORTEO sabato 11 febbraio ore 14,00 
concentramento via Palestro - Porta Venezia

Il Csa Vittoria partecipa e invita a partecipare al corteo nazionale che si terrà sabato 1 febbraio a Milano indetto dalle comunità Curde a 18 anni dalla carcerazione di Ocalan dirigente politico del movimento di resistenza poplare Curdo.
Lanciamo questo appello alla partecipazione perchè crediamo importante manifestare la massima solidarietà alla resistenza popolare Curda contro il regime fascista di Erdogan e schierarci convintamente in difesa dell'esperienza politica e sociale della Rojava messa ancor più in dubbio dalla politica estera del razzista xenofobo Trump.

Contro la repressione, gli arresti e le torture !
Contro la detenzone di Ocalan
A sostegno della resistenza popolare Curda !
Kobane resiste !
Csa Vittoria
parteciperemo con uno striscione antimperialista 
 
TOCCANO UNO, TOCCANO TUTTI!

NO ALLA CRIMINALIZZAZIONE DELLE LOTTE!

TOCCANO UNO, TOCCANO TUTTI!

La determinazione di un migliaio di operai e facchini provenienti da tutta Italia, del S.I.Cobas, dell'A.D.L. Cobas e delle realtà politiche e sociali solidali ha di fatto infranto il provocatorio e inaccettabile divieto a manifestare che la Questura di Modena aveva opposto poche ore prima del concentramento del corteo nazionale contro guerra, razzismo e repressione.

Una ulteriore sterile provocazione che, sommata all'infame montatura giudiziaria e al linciaggio contro il S.I. Cobas e il proprio coordinatore Aldo Milani di settimana scorsa, si è ritorta contro i propri ideatori.

Un ulteriore tentativo di intimidire e criminalizzare che si è scontrato contro la compattezza della reazione operaia e dell'intero movimento di lotta che, lungi dal farsi intimorire, si è ritrovato unito e determinato nel riprendersi il centro cittadino inibito al corteo con la ridicola giustificazione di salvaguardare “l'ordine pubblico e la libertà di movimento delle forze dell'ordine”, come abbiamo appreso dalla velina dei giornali locali.

Una chiusura netta e stolida, anche a possibili percorsi alternativi, che si è però rivelata vana nello scontro con la forza e l'unità di un movimento di lotta inflessibile, abituato a conquistarsi magazzino per magazzino, metro per metro, i propri diritti a dispetto dei ricatti e della reazione padronale.

Un movimento che, già nei giorni successivi l'arresto e la scarcerazione del compagno Aldo, aveva continuato senza esitazione a lottare davanti ai cancelli della Levoni nella vertenza per la reintegrazione dei licenziati politici.

Lo spropositato dispositivo di sicurezza organizzato in piazza è stato infatti circondato e aggirato dal corteo che ha deciso poi di invadere la Stazione ferroviaria modenese bloccando simbolicamente la circolazione dei treni. Un corteo incontrollabile che, dopo aver resistito alle cariche di una polizia ormai impotente, è confluito risoluto per le vie del centro storico e ha terminato la propria corsa rilanciando con decisione la lotta di classe contro il padronato.

Una lotta che deve necessariamente estendersi e che, partendo dalle condizioni materiali dell'attuale composizione del proletariato urbano, crei legami tra diversi settori sociali e realtà conflittuali.

Una lotta che sappia crescere determinando livelli più elevati di scontro politico anche contro razzismo e i venti di guerra che la crisi strutturale porta sempre più con sé.

Questi sono i chiarissimi segnali lanciati dalla piazza: alcun attacco rimarrà senza risposta e la repressione non fermerà in alcun modo le lotte e la solidarietà di classe.

Se toccano uno, toccano tutti!

Contro la criminalizzazione dei movimenti di lotta!

Contro le guerre dei padroni!

I compagni e le compagne del C.S.A. Vittoria


 
NO ALLA CRIMINALIZZAZIONE DELLE LOTTE!

RIFLESSIONI DOPO LA SCARCERAZIONE DI ALDO

Il compagno Aldo Milani è finalmente libero, scarcerato sabato pomeriggio dopo l'udienza di convalida tenutasi tra le mura del carcere di Modena.

Il GIP chiamato a decidere sulla convalida dell'arresto del compagno lo ha comunque confinato, nei fatti, a Milano imponendogli un obbligo di dimora.

La montatura sta però crollando sotto il peso della stessa architettura maldestramente assemblata da Questura e Procura di Modena, l'imprenditore della carne Levoni e un sinistro figuro già conosciuto nel sottobosco corrotto del mondo della cooperazione emiliano-romagnola.

Un tessuto produttivo, quello della regione “rossa”, nel quale la cooperazione ha un primato che sembrava indiscutibile e che ha saputo esprimere una figura come Poletti, l'attuale Ministro del Lavoro, oggi tra le punte avanzate della guerra al lavoro.

Uno degli assoluti protagonisti, tanto nel governo Renzi quanto nella sua attuale fotocopia Gentiloni, dell'opera di ristrutturazione del mercato del lavoro, di contrazione dei salari, di liberalizzazione dei licenziamenti e, complessivamente, di metodica demolizione di diritti e garanzie residue conquistati in decenni di dure lotte operaie.

In un contesto di crisi strutturale, infatti, lo schieramento non può che essere quello degli interessi padronali, il perimetro è imposto dalle istanze economico-finanziarie comunitarie e il profitto è l'unico fine da perseguire e proteggere.

Un primato pervasivo che innerva ogni settore dell'economia regionale: dalle filiere del comparto della ceramica, della logistica e delle pulizie, al welfare e al terzo settore e, infine, al comparto della lavorazione delle carni, terreno su cui si è sviluppato e inasprito lo scontro di classe negli ultimi mesi e su cui è stata montata l'inchiesta che ha portato all'arresto di Aldo.


Un equilibrio lentamente costruito nel tempo e fondato sul patto e il compromesso con la politica (PCI, prima, PDS e PD oggi) e le amministrazioni amiche e potentati locali. Ciò con la complicità del sindacalismo confederale (CGIL in testa) che, pienamente cooptato e incluso in questo sistema, ha garantito accordi e compromessi al ribasso, dismissioni di tutele e una sostanziale sordina alle lotte garantendo pacificazione e un assoluto disinteresse alle modalità di gestione degli appalti e ai sottesi diritti dei lavoratori.

Un sistema affaristico, lambito da inchieste su infiltrazioni mafiose e corruzione (basti pensare a Manutencoop coinvolta nell'inchiesta sugli appalti Expo), nel quali i vantaggi erano distribuiti a tutti i soggetti coinvolti e in cui tutti avevano garantita la propria fetta di profitto.

 

Un monolite, quindi, che sembrava inscalfibile ma che negli ultimi anni è stato dapprima sfiorato e poi profondamente scosso da quel ciclo di lotte che, esploso nel settore della logistica milanese nel 2008, si è esteso all'intero territorio nazionale e che nelle province di Bologna e Modena ha trovato terreno fecondo per un suo radicamento stanti le condizioni di precarietà e di sfruttamento cui erano sottoposti i lavoratori addetti.

Un movimento di lotta che allargandosi di magazzino in magazzino, di stabilimento in stabilimento, ha saputo, attraverso l'autorganizzazione e la lotta, invertire i rapporti di forza dati e conquistare tutele, condizioni salariali e lavorative migliori.

Un movimento esemplare che, rifiutando compatibilità e concertazione, ha saputo indicare a una classe frammentata e depressa l'unica strada possibile per la difesa dei propri interessi: l'unità nella lotta, la solidarietà tra sfruttati, il superamento delle artefatte divisioni comandate dal capitale e del conseguente razzismo.

Nella materialità delle lotte è stato infatti dimostrato che il confitto di classe è ancora vivo.


La risposta alla radicalità e agli interessi messi in discussione non poteva che essere, quindi, dura e determinata.

La repressione padronale e poliziesca, diretta a tentare di fermare le lotte, ha investito tanto il piano diretto del rapporto di lavoro (licenziamenti politici, sospensioni, trasferimenti) quanto i cancelli e le aule di Tribunale.

Una contrapposizione militare e di criminalizzazione che mai è riuscita a intimidire il S.I. Cobas, i lavoratori e le realtà politiche solidali protagoniste, nella lotta, di blocchi e scioperi.

E nemmeno il deciso salto di qualità tentato da padronato e magistratura con l'arresto di Aldo, nell'illusoria convinzione che decapitando il gruppo dirigente del S.I. Cobas e attaccando l'avanguardia di classe per isolarla dalla massa dei lavoratori e delle lavoratrici si recuperasse terreno, è riuscito nell'intento di disaggregare e colpire questo movimento di lavoratori e solidali. Disarticolare le efficaci armi dello sciopero e del blocco della produzione e circolazione, ulteriori obiettivi mediati di questo attacco repressivo, è risultato vano.

Questa è in sostanza la finalità del raffazzonato teorema accusatorio che sostengono le infamanti accuse di tentata estorsione mosse ad Aldo dagli inquirenti: chi si organizza per la difesa dei propri interessi di classe, chi sciopera, non lotta per i suoi diritti e per ottenere ciò che gli è dovuto, ma “estorce” somme di denaro a “innocenti” imprenditori.

La semplice rivendicazione del miglioramento delle proprie condizioni lavorative, il recupero di salari e contributi sottratti dal padronato per massimizzare i propri profitti in spregio a leggi e contratti, diventano per la Procura un ricatto da perseguire.

Una teoria ridicola, costruita per criminalizzare le lotte, che rifiutiamo e che gli stessi lavoratori hanno respinto al mittente.

E' proprio la reazione immediata e compatta dei lavoratori che hanno bloccato nella notte di giovedì e nella giornata di venerdì i magazzini di tutta Italia, prima ancora che il S.I. Cobas lanciasse la mobilitazione generale, ha segnato ulteriormente la forza di questo movimento che, lungi dal farsi intimorire, si è ritrovato unito e determinato nella difesa del proprio compagno in contrapposizione alle posizione attendiste e opportunistiche di troppe realtà politiche e sindacali.

Difesa incondizionata e totale che si è poi plasticamente rappresentata davanti al carcere sabato mattina, allorché centinaia di facchini provenienti da tutta Italia hanno letteralmente assediato il carcere di Modena irridendo l'attonita polizia schierata armata a sua protezione.

Il segnale lanciato è chiarissimo: alcun attacco rimarrà senza risposta e la repressione e le menzogne non fermeranno in alcun modo le lotte. Né tantomeno vi riusciranno le operazioni di linciaggio mediatico e le montature a tutela degli interessi padronali come quelle scagliate poche ore dopo l'arresto di Aldo.

Ma se la complicità della stampa borghese è scontata e non fa clamore, risulta purtroppo assolutamente assordante il silenzio delle altre forze sindacali cosiddette conflittuali.

Di queste nessuno, salve pochissime eccezioni, si è esposto.

Gli episodi di desolidarizzazione emersi in questa vicenda sono palesi e vergognosi: i distinguo, l'opportunismo, la misera e fintamente legalitaria attesa dell'udienza di convalida per avere contezza assoluta dell'innocenza del compagno, l'omertà, la meschinità di piccole e miserabili rivalse personali, danno il segno della scarsa integrità e sostanza politica di quanti hanno preferito voltarsi dall’altra parte.

Ciò in un fragoroso silenzio che oggettivamente ammanta di debolezza l'intero movimento di classe, già frammentato proprio perché troppo spesso asserragliato a difesa della propria bandierina e dei propri interessi di bottega.

Se non addirittura di un presunto “marchio Cobas” da rivendicare e proteggere come si può leggere nel comunicato di quel Bernocchi della Confederazione Cobas nel quale abbiamo letto parole di pavido opportunismo fino alla dissociazione.

Ma se crediamo che questo triste opportunismo sia utile solo alle logiche di potere (divide et impera) del Ministro degli Interni e delle lobby di potere emiliane, siamo anche convinti che i numerosissimi comunicati e l’enorme manifestazione di affetto e di comprensione di quale sia la posta in gioco che abbiamo visto davanti al carcere di Modena, possano far ben capire come questo gravissimo attacco repressivo sarà spazzato via dalle coscienze di chi sa perché e per che cosa sta lottando e che di fronte a interessi inconciliabili, il proletariato immigrato e non solo, della logistica e non solo, sa e saprà con chi schierarsi.

Ma lasciamo queste miserie alla fine che meritano e al nulla che rappresentano e ribadiamo la piena solidarietà ad Aldo, al S.I. Cobas e a tutti i lavoratori e lavoratrici nostri compagni e compagne con i quali continueremo a lottare per una trasformazione radicale del presente pronti a stare al loro fianco nelle prossime mobilitazioni indette in risposta a questa infame provocazione.


Approfittiamo di questo nostro contributo per lanciare 2 prossime iniziative organizzate dal S.I. Cobas alle quali parteciperemo:


MERCOLEDI' 1 FEBBRAIO, ORE 17.00: presidio sotto gli studi RAI di Corso Sempione a Milano con la presenza di Aldo per demistificare la velina della questura dopo il suo arresto.


SABATO 4 FEBBRAIO: corteo nazionale a Modena.


Se toccano uno, toccano tutti!

Contro la criminalizzazione dei movimenti di lotta!

Solidarietà ad Aldo!


I compagni e le compagne del C.S.A. Vittoria

Milano 31.01.2017

 
UN UOVO ROSSO DA 10.000 EURO? STORIA DI NORMALE REPRESSIONE
martedý 08 novembre 2016
Non mettere in discussione l'esistente. E' questo quello che passa tutti i giorni dai media e dalle istituzioni. Non mettere in discussione niente altrimenti  la pagherai. E questa normalità che puzza tanto di "ordine e disciplina" che rimanda al ventennio si applica con tutti e con tutte. 
A chi protesta davanti alle fabbriche contro lo sfruttamento, a chi denuncia l'abbattimento progressivo dello stato sociale e dei diritti, a chi si scontra contro faraoniche e inutile costruzioni di opere come la Tav e, infine, a chi lotta contra la guerra imperialista e contro Israele e i suoi massacri.
Secondo lor signori nulla è permesso. E anche solo chi contesta subirà denunce, fogli di via, risarcimenti danni e condanne penali. Chi lancia un paio di uova deve pagare risarcimenti di migliaia di euro a presunti rappresentanti del potere borghese locale. Questo sarebbe certamente ridicolo se non fosse uno strumento pesantissimo per far tacere ogni forma di opposizione che non si ponga su un piano di compatibilità.

Il clima è la repressione che in ogni sua forma si mette in moto per difendere la loro legalità.
Quella della libertà di sfruttare (Jobs Act) e di negare il diritto di sciopero. Quello di impedire il boicottaggio dei prodotti israeliani per denunciare il quotidiano massacro dei palestinesi. Quella legge che lascia libera circolazione a fascisti e nazisti. Quella che non vuole che chi non ha casa occupi per necessità. E mille altri esempi di ingiustizia o, meglio, di legalità borghese.

Il clima è la repressione che usa le leggi e i media per cercare di isolare chi contesta. E se non riesce in un modo o in un altro arrivano celere e magistratura capace addirittura di inventarsi il reato associativo per un intero movimento di lotta come quello fiorentino.

In questo clima ci è arrivato l'ennesima condanna. Un atto giudiziario che colpisce un compagno nel tentativo di dare un segnale a tutti coloro che non abbassano la testa e continuano a sostenere la resistenza del popolo palestinese.
Una condanna penale e il contestuale risarcimento di presunti danni per più di 10.000 euro per essere stato in piazza in "concorso" con il lancio di uova pericolosamente riempite di vernice rossa …
D'altronde la colpa in questo caso è l'aver contestato la “intangibilità” di Israele e di chi lo difende. In particolare del Comune di Milano che, con la firma di accordi economici con Israele nel novembre 2008, aderiva colpevolmente alla pervicace e continua aggressione a danno del popolo palestinese, sottoscrivendo la propria complicità con il progetto sionista di apartheid e di dominio coloniale.
In quella piazza quel giorno eravamo in tanti e tante: singoli e tutte quelle realtà politiche e sociali milanesi da sempre coerentemente schierate al fianco della resistenza del popolo palestinese.
Dopo quasi 8 anni chiedere un risarcimento di più di 10.000 euro ci sembra molto, ma molto pretestuoso.

Ma il segnale lo respingiamo al mittente. Nessuno fermerà le lotte: ci vedrete nelle piazze e davanti ai cancelli delle fabbriche e dei magazzini dimostrando che non ci metterete in un angolo. Perchè a un mondo fatto di sfruttamento e guerra e discriminazione, noi continuermo a opporre e costruire un futuro di liberi e uguali.

Il Comune di Milano, a pochi mesi dal passaggio in giudicato della sentenza, ha già provveduto a chiedere il risarcimento. L'importo è importante: chiamiamo quindi a un'attiva e concreta solidarietà tra compagni e di classe sapendo che è il primo strumento di forza delle lotte.
I versamenti possono essere effettuati, all'IBAN: IT72J0305801604100571640874 intestato a Francesca Griffini e Elda Dal Pozzo.

SOSTIENI LE LOTTE, DIFFONDI LA SOLIDARIETA'!

I compagne e le compagne del C.S.A. Vittoria di Milano

 
20 ottobre-Renato Curcio "L'egemonia digitale" al CSA VITTORIA
martedý 11 ottobre 2016

Giovedì 20 ottobre ore 21 al Centro Sociale Vittoria

incontro presentazione del nuovo lavoro di ricerca collettiva di Renato Curcio :

"L'EGEMONIA DIGITALE" 

Dalla quarta di copertina : " Questo libro restituisce il percorso di un cantiere socioanalitico che, partendo dalle narrazioni d’esperienza dei suoi partecipanti, si è interessato ai modi in cui l’impero virtuale cerca di costruire la sua capacità egemonica sul mondo del lavoro. ....................... Proprio riflettendo su queste tendenze che velocemente ci attraversano fino al punto di chiamarci in causa singolarmente, il libro, infine indica quattro pericolose tendenze generali – l’autismo digitale, l’obesità tecnologica, l’ethos della quantità, lo smarrimento dei limiti – e si chiede se non sia forse giunto il momento, dopo le ambigue interpretazioni del Novecento, di cominciare a distinguere il progresso sociale dal progresso tecnologico."

Nostra introduzione alla serata : Non si tratta di essere pro o contro la "Tecnologia", vogliamo invece invitare ad un ragionamento su una questione, in questo momento assolutamente centrale, sul quale in ogni momento impattano e dalla quale vengono attraversate le nostre vite e le nostre coscienze e cioè che nulla è neutro e non esiste una razionalità produttiva a prescindere dagli interessi di classe e dal profitto, sia economico che in forma di egemonia culturale del capitalismo.

Questa ricerca, dopo “l' Impero Virtuale" che abbiamo presentato l'anno scorso, svela e rende esplicita l'intromissione a 360° delle "tecnologie digitali", come strumento di assoggettamento e subordinazione culturale a favore di un' organizzazione capitalistica del lavoro che ha già reso e sta rendendo sempre più precarie e flessibili le nostre vite e permette lo sviluppo di un ragionamento più ampio sul futuro di una società classista, basata su profitto e sfruttamento, la cui sopravvivenza dipende dalla compressione e l' annullamento di diritti che si credevano acquisiti.

Giovedì 20 ottobre ore 21 al Centro Sociale Vittoria

Via Friuli angolo via Muratori Milano

Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo - www.csavittoria.org

Ci sarà un banchetto con la vendita dei testi della casa editrice "Sensibili alle foglie"

 
Comunicato del Csa Vittoria
martedý 06 settembre 2016
Dal 30 agosto un nostro compagno è sottoposto, per 7 mesi e 15 giorni, a misure cautelari per   ................  "essere seguito nel percorso di reinserimento nella società civile".

La provocazione in sè si liquida in 2 righe:
Il pretesto per la la misura cautelativa nasce dall' allontanamento di un provocatore da un'iniziativa in ricordo del compagno Dax che in seguito lamentò 6 giorni di prognosi.
Questi presunti sei giorni sono serviti alla polizia per giustificare e imbastire quella che è esplicitamente una vendetta, una provocazione e una sorta di intimidazione mafiosa  che, alla fine dell'iter processuale, ha portato alla condanna a 7 mesi e 15 giorni per una nostra compagna e per un nostro compagno.
La compagna è libera ma il nostro compagno con la recidiva per altre condanne in giudicato, oltre che all'arresto per aver respinto la provocazine fascista in piazzale Loreto il 25 aprile del 2001, è ora sottoposto a misure cautelari con l'affidamento ai servizi con limitazioni alla sua libertà di circolazione, di frequentazioni, di orari e luoghi e sottoposto a possibili controlli notturni da parte della polizia oltre ai colloqui con gli assistenti sociali che provvederanno al suo ......... "reinserimento nella società civile".

A parte l'insopportabilità e l'inaccetabilità per un compagno o una compagna della privazione anche di un solo secondo della propia libertà personale e politica da parte della giustizia boghese, raccontiamo questa ridicola storia non certo per sostenere tesi innocentiste o meno, ma per far meglio comprendere l'intenzionalità di una condanna che è calata precisa e puntuale su compagni impegnati in prima persona e in prima fila nel sostegno alle lotte dei lavoratori e nella creazione di una prospettiva politica di classe più complessiva insieme a tutti gli altri compagni e compagne che a livello nazionale si stanno impegnando in questo progetto di ricomposizione dal basso di un fronte di classe.
Da qui la loro pericolosità politica che vogliono cosi colpire, ma questa vendetta e minaccia preventiva, indirizzata al provare a tenere fuori  questi nostri compagni dai percorsi di lotta, fa parte di una "guerra a bassa intensità", con provvedimenti giudiziari a pioggia, dichiarata contro il movimento dei lavoratori della logistica e non solo, organizzati nel Sicobas, sempre più oggetto di un violento attacco repressivo e contro i movimenti d'opposizione reale che agiscono nei diversi settori di conflitto come lavoro, casa, e territorio e da questo punto di vista  crediamo che il movimento No Tav abbia, in particolare, rappresentato un luogo di sperimentazione repressiva.

L'unica risposta possibile, che crediamo di dover dare a questo atto repressivo/intimidatorio, è quella di respingere la miserabile provocazione, incrementando il lavoro politico pratico e teorico e il sostegno alle lotte dei lavoratori nello sforzo di rendere possibile, con ogni mezzo necessario, la trasformazione    rivoluzionaria della società capitalista in una società di liberi e di uguali senza più classi padroni e repressione.

i compagni e le compagne del Csa Vittoria
 
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Con questo comunicato il Cpa fi-sud vuole esprimere la propria solidarietà al compagno e alla compagna del CSA Vittoria di Milano condannati a 7 mesi e 15 giorni per aver allontato un provocatore da un'iniziativa antifascista in ricordo di Dax.

La compagna é libera ma il compagno, recidivo per la giustizia borghese, si trova privato della propria libertà e dovrà seguire "un percorso di reinserimento nella vita sociale".
Il compagno, da sempre attivo nelle lotte, oggi impegnato in particolare a fianco dei lavoratori della logistica, sta chiaramente pagando non tanto il fatto per cui é stato condannato ma il suo stesso protagonismo: non possiamo che dedurne che per polizia, digos e magistrati il "reinserimento sociale" consisterebbe nell'asservimento e nell'accettazione di un sistema basato sulla guerra, la repressione e lo sfruttamento...
ma se é il silenzio ció che vanno cercando sappiano che non l'avranno fin quando avremmo fiato per respirare.

Solidarietà al CSA Vittoria! 
Solidarietà per chi lotta!

Cpa fi-sud
Firenze 16 settembre 2016

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Solidarietà ai compagni del CSA Vittoria ed in particolare ai compagni condannati per la loro attività antifascista.

La repressione che sta colpendo molte situazioni di lotta,col tentativo di rappresentarle come "situazioni devianti" e di contrastare un loro possibile allargamento, è dimostrata esattamente dalla pretesa di affidare il compagno sottoposto a regime di misure cautelari per essere "reinserito nella società civile". Tutto questo non è che conferma della realtà: non esiste democrazia in regime di dittatura della borghesia, della dittatura del profitto e del capitale. La lotta per difendere le condizioni di vita e di lavoro è per loro un "reato".
Nessuna illusione quindi nel confronto con questo stato che ci troverà sempre nemici del sistema di sfruttamento che garantisce."

--
Partito Comunista dei Lavoratori
Sezione di Milano
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SOLIDARIETA’ AI COMPAGNI DEL CENTRO SOCIALE VITTORIA.

La repressione statale si abbatte su un compagno del centro sociale Vittoria condannato alle restrizioni orarie e alla firma per fatti non commessi ma usati come scusa per colpirlo e non farlo partecipare alle lotte dei lavoratori.

Infatti dal 30 agosto 2016 il compagno è sottoposto a 7 mesi di misure cautelari per “ essere seguito nel percorso di reinserimento nella società civile” dagli assistenti sociali.èè444

Quindi la solidarietà, non formale, ai compagni e compagne del vittoria da parte di tutto il si cobas è più che normale. Questi compagni/e hanno da sempre - sin dall’inizio della lotta della logistica ad Origgio, dove abbiamo subito tutti un processo - partecipato agli scioperi e ai presidi del si cobas sostenendoli con la presenza attiva e organizzata , per dare il loro contributo alla costruzione di una organizzazione sindacale di classe degna di questo nome.

Al pari del si cobas, questi compagni/e sono nel mirino dello stato (infatti stanno arrivando altre denunce per aver partecipato ai presidi e agli scioperi dell’ Esselunga di Pioltello) che utilizza tutti gli strumenti repressivi che ha a disposizione per colpirci, pensando così, che fermando i compagni/e fermano le lotte. Si sbagliano di grosso. Le lotte continueranno perché esse sono dovute alle contraddizioni della crisi capitalistica che toglie i diritti e affama i lavoratori, giovani e pensionati e non alla volontà individuale di qualcuno.

Siamo sicuri che tutti i compagni e compagne del csa vittoria, dopo questa condanna, avranno molte più ragioni per continuare nella loro lotta per l’emancipazione dei lavoratori e continuare la loro partecipazione agli scioperi e ai presidi non solo del si cobas, unico antidoto per rispondere alla repressione del governo e dello stato.

La solidarietà è un’arma usiamola!

Si cobas nazionale

 
“Il comunismo per noi, non è uno stato di cose che debba essere instaurato, un ideale al quale la realtà dovràconformarsi. Chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose  presente"K.Marx                               

 
11/5.Incontro con Ass.Nuova Colombia e Juilian Cortes
venerdý 06 maggio 2016
MERCOLEDI 11 MAGGIO
ORE 21.30
INCONTRO E DIBATTITO :
"DAL FALLIMENTO DEL PLAN COLOMBIA AI DIALOGHI DELL'AVANA"
CON L'ASSOCIAZIONE NAZIONALE NUOVA COLOMBIA e
 JULIAN CORTES
Dopo dieci anni dal lancio del Plan Colombia e della fallimentare politica di "Sicurezza Democratica", si arriva al tavolo dei dialoghi di pace dell'Avana tra le due parti belligeranti. Tutti gli obiettivi strategici del Plan Colombia si sono infranti contro la resistenza popolare delle FARC-EP e l'attuale presidente Juan Manuel Santos, ex ministro della guerra di Uribe, ha dovuto aprire la porta della soluzione politica. Quattro anni di processo di pace si sono fatti strada in mezzo alle minacce della vecchia dottrina controinsorgente, creando nuove possibilità politiche.
Analizziamo questo passaggio storico con Julian Cortes, ex prigioniero politico, attualmente rifugiato in Europa.
Mercoledì 11 maggio ore 21,30
al Csa Vittoria
via Friuli angolo via Muratori
 
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